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Comuni
AMASENO
Informazioni:
Distanza dal capoluogo (Frosinone) Km 30
Abitanti 4.134
Altitudine (mt. slm) 112
Superficie territorio (Ha.) 7.718
Prefisso telefonico 0775
C.A.P. 03021
Collegamenti:
Scalo ferroviario Castro dei Volsci Km. 11,6
Casello autostradale Frosinone Km. 22
Telefoni utili:
Uffici comunali Via Prati
0775.65021
www.comune.amaseno.net
STORIA E TERRITORIO
In tutto il territorio di Amaseno non si sono mai trovate tracce italiche o romane che facciano supporre l'esistenza di un "oppidum" o "vicus" nell'area dell'attuale centro cittadino. Numerosi studiosi sostengono, dunque, l'origine medievale di Amaseno e ne datano la nascita intorno all'Ottocento d.C. Probabilmente, come tante altre città, borghi e paesi medievali, Amaseno nacque attorno ad un'abbazia di monaci. Le prime notizie documentate risalgono al Mille, quando il paese si chiamava S. Lorenzo e la valle era detta Valle di S. Lorenzo.
Nel secolo XII, Amaseno era feudo dei Conti di Ceccano ed ebbe vita difficile a causa delle continue lotte tra la Santa Sede ed i Ceccano per il predominio dell'area. Nel 1165, nella guerra fra l'imperatore Federico I Barbarossa e il papa Alessandro III, Amaseno con altri feudi della regione subì la furia devastatrice delle truppe imperiali, che lo saccheggiarono e incendiarono completamente. Nel 1390 il feudo di S. Lorenzo è confiscato da Bonifacio IX e donato a Raimondello de Cabanis, imparentato coi Conti di Ceccano. Nel 1419 la cittadina venne occupata dalla regina Giovanna II di Napoli, che lo concesse ai principi Colonna, in ossequio a Martino V. La stessa regina, per ottenere il favore di Eugenio IV, lo attribuì in seguito ai principi Caetani.
Dopo il 1494, inizia un'aspra contesa fra i Caetani e i Colonna per il possesso di questo e di altri due feudi vicini, Sonnino e Vallecorsa. Una lunga lotta tra le due famiglie che durò fino alla generale soppressione dei feudi, avvenuta nel 1816. Il Seicento e il Settecento furono anni di pace e di serenità per le popolazioni e dunque di conseguente crescita economica. Durante il Settecento, però, ecco di nuovo abbattersi sulle regioni d'Italia la sciagura delle invasioni e delle rivoluzioni armate. A questi sconvolgimenti politici, la cittadina rispose con il brigantaggio che afflisse tristemente l'area fino al 1825. Famosa la banda di Antonio Gasperone da Sonnino, che causò numerosi delitti, soprusi, uccisioni e rapine. Solo dopo la Breccia di porta Pia e lo Stato nazionale unitario, il paese assunse il nome di Amaseno, proprio del fiume che ne bagna la valle.
La città di Amaseno, che prende il nome dal fiume omonimo, conserva un bellissimo centro storico in cui è possibile ammirare la chiesa medioevale di S. Maria. Il paese vanta uno stile gotico ed origini cistercensi e presenta numerosi edifici del XIII secolo. Nel vasto comprensorio del comune è da segnalare, infine, la presenza di numerose sorgenti: 36 quelle più importanti, alcune delle quali offrono acque minerali diuretiche e particolarmente indicate nella cura dei calcoli renali. Tutte le sorgenti alimentano il fiume Amaseno cantato da Virgilio nell'Eneide.
L'economia locale è prevalentemente agricola. Parte della popolazione emigra stagionalmente o quotidianamente per lavorare nelle aree industriali ed agricole della zona. La coltivazione principale è quella dell'olivo ed è storicamente documentata, a partire dal Cinquecento, dall'ampia commercializzazione del prodotto. Recentemente si è dato impulso anche all'allevamento del bestiame, soprattutto bufalino.
RISORSE ED ENOGASTRONOMIA
36 sorgenti forniscono sia acqua da tavola che minerale, con proprietà altamente terapeutiche, uliveti e vitigni, vegetazione con macchie di mortella, carpini, lecci, olmi, quercie, salvia, ginestre, terra rossa argillosa, particolarmente fertile.
I prodotti tipici: coltivazione di cereali, legumi, ortaggi, tabacco e legna da ardere.
OSPITALITA'
Feste per il turista
Feste dell'olio e delle olive, Sagra della polenta con ciammaruche, Presepe vivente a Natale, "Le Torce", Sagra della capra, Festa Patronale di S.Lorenzo.
Da visitare
Palazzi settecenteschi, Castello feudale, Museo della Gente della ciociaria, Museo del Pensiero dell'Arte, acquedotti rurali, Fontana degli Ammalati con particolare radioattività, ossigeno ed ozono che contribuiscono a creare un'azione benefica alla salute dell'uomo (calcoli urinari, pulizia vesciche, reni).
CASTRO DEI VOLSCI
Informazioni:
Distanza dal capoluogo (Frosinone) Km 22
Abitanti 5.193
Altitudine (mt. slm) 385
Superficie territorio (Ha.) 5.820
Prefisso telefonico 0775
C.A.P. 03020
Collegamenti:
Scalo ferroviario Castro V. Km. 6
Casello autostradale Ceprano Km. 17
Telefoni utili:
Uffici comunali Via S. Rocco
0775.662008
www.comune.castrodeivolsci.fr.it
STORIA E TERRITORIO
Il comune di Castro dei Volsci giace nella parte orientale della provincia di Frosinone, situato su uno sperone roccioso sopra cui sorge il centro storico ed una ricca pianura delimitata dal fiume Sacco.
Di origini pre-romane, dopo un periodo di declino il paese si riprese nel Medioevo grazie ad un monastero benedettino e fu a lungo punto di confine tra lo Stato della Chiesa e il Regno di Napoli. Il Comune conserva uno stupendo borgo medioevale, dove è possibile respirare un'atmosfera di altri tempi.
Suggestivo anche il monumento alla Mamma Ciociara, inaugurato il 3 giugno 1964, ed eretto a perenne testimonianza del sacrificio scontato, durante la seconda guerra mondiale, da decine di donne che furono oggetto di violenze nel comune di Castro. Il paese di Castro dei Volsci ha dato i natali al noto Nino Manfredi, oggi scomparso.
Il territorio castrese è ampiamente coltivato, ma non esiste un'agricoltura organizzata in modo moderno. La maggior parte della produzione continua ad essere destinata all'autoconsumo familiare ed al piccolo scambio locale. Sono numerosi i castresi che lavorano nelle aree industriali della zona, soprattutto a Frosinone, Ceprano e Cassino. Il comune confina a nord con il territorio dei comuni di Ceccano e Pofi, ad est con Pastena, Falvaterra e Ceprano, a sud con Vallecorsa e Lenola, ad ovest con Ceccano, Villa S.Stefano e Amaseno.
L'insediamento di Montenero risalente ai Volsci, dimostra come il territorio di Castro fu abitato sin dall'antichità. In epoca romana furono edificate, lungo l'antica strada, alcune ville rustiche (a Casale è stato portato alla luce un vasto complesso edilizio). Una delle ville fa parte di un grande impianto termale nelle vicinanze di una sorgente di acqua sulfurea. E' stata scoperta anche la necropoli di una popolazione germanica; il fatto è piuttosto singolare e può fornire informazioni su un periodo quasi del tutto sconosciuto della storia laziale.
Dopo l'anno Mille, la posizione strategica di Castro fece sì che il villaggio diventasse proprietà dello stato pontificio. Nel 1151 papa Eugenio III consacrò la rurale Chiesa di Santa Croce e, nello stesso anno, donò al monastero cistercense di Casamari vasti possedimenti, comprese due chiese nel territorio di Castro. La Chiesa gestì il feudo di Castro con molto rigore, e nei momenti critici, durante le lotte con gli Svevi e lo Stato Siciliano, nominò rappresentanti della curia papale a capo della guarnigione castrese. Il governo pontificio, a partire dal Duecento, designò rettori e vicari al governo di città e paesi, con l'evidente obiettivo di legare a sé potenti famiglie.
Alla metà del Trecento Castro fu organizzato in comune rurale. Nel XV secolo la comunità venne regolata da uno statuto emanato dai Colonna, una faniglia nobile cui il feudo fu concesso fin dai primi anni del Quattrocento. I castresi rimasero fedeli alla potente famiglia anche nei momenti più critici, seguendola durante la guerra contro papa Paolo IV e nella battaglia di Lepanto al seguito di Marcantonio II. I Colonna erano proprietari, a Castro, di circa 1100 ettari di terreno, della rocca e del mulino sul fiume Sacco.
Nel XVIII secolo si registrò un incremento demografico e, nel 1795, furono approntate le prime riforme agrarie. In epoca napoleonica, la presenza di un ampio movimento filo-pontificio favorì la nascita del brigantaggio. Castro divenne, infatti, uno degli epicentri del fenomeno: le bande di malviventi si nascondevano nel sicuro triangolo Castro-Sonnino-Vallecorsa, al confine dello stato pontificio. Il brigantaggio ricomparve intorno aI 1825 e dopo il 1870, con la presenza di bande filoborboniche. L'incremento della popolazione portò ad un forte disboscamento, con l'obiettivo di creare terreni per la coltivazione. Questo obiettivo fallì per diversi motivi e ciò costrinse la gente a cercare rimedio nell'emigrazione, soprattutto in Francia.
Nei primi decenni del Novecento, e soprattutto nel secondo dopoguerra, il centro storico castrese si spopolò, mentre le aree rurali circostanti conobbero un incremento demografico dovuto all'immigrazione di persone provenienti dalle zone circostanti. La seconda guerra mondiale ha rappresentato un momento particolarmente tragico per Castro dei Volsci. Nel periodo precedente la liberazione, infatti, ci furono rastrellamenti, deportazioni e fucilazioni da parte dei tedeschi, nonché bombardamenti degli alleati, furti, sevizie e violenze delle truppe nordafricane dell'esercito francese. Con l'avvento della pace, Castro dei Volsci ha avviato la ricostruzione dell'abitato.
La presenza nel comune di una lunga cinta muraria composta da grandi blocchi di pietra collocati "di taglio"(senza l'uso di malta), ha fatto nascere la leggenda, tramandata di generazione in generazione, secondo la quale l'area sarebbe stata abitata da una popolazione di giganti.
RISORSE ED ENOGASTRONOMIA
I piatti tipici sono la zuppa di pane, la polenta con spuntature di maiale, "lakena" (sagna e fagioli con cotiche), tozzetti
OSPITALITA'
Feste per il turista
Presepi viventi nel borgo medievale durante il periodo natalizio, la Biennale di fotografia che si svolge alla fine di giugno negli anni pari, Festival internazionale del folclore (gruppi ciociari, italiani e stranieri).
Da visitare
Museo Civico Archeologico, Fortezza e ruderi della Rocca Colonnese, Chiesa di S.Nicola (Monastero Benedettino), Monumento alla mamma ciociara.
PASTENA
Informazioni:
Distanza dal capoluogo (Frosinone) Km 36
Abitanti 1.755
Altitudine (mt. slm) 318
Superficie territorio (Ha.) 4.202
Prefisso telefonico 0776
C.A.P. 03020
Collegamenti:
Scalo ferroviario Castro dei Volsci Km. 14
Casello autostradale Ceprano Km. 14,5
Telefoni utili:
Uffici comunali
Uffici comunali Via Porta Napoli
0776.546531
www.comune.pastena.fr.it
STORIA E TERRITORIO
L'etimologia del nome "pastena", suggerisce un'origine latina. Pare, infatti, che esso derivi dal verbo passinare, con il significato di "scassare per piantare", ovvero "rivoltare la terra per renderla coltivabile". Senza dubbio il paese fu principalmente terra di coltivatori e solo limitatamente di pastori. Riguardo le origini della popolazione pastenese, non si è in possesso di alcuna testimonianza certa, ma si ritiene che la popolazione abbia una origine volscia, come tutti gli altri popoli che, in epoca preromana, stanziavano in questa zona.
La prima fonte in cui Pastena è menzionata come castello, risale al secolo XI, anche se non sono mai stati rinvenuti dei resti.
La cinta muraria è invece l'elemento che caratterizza il paese come castello. Il muro presenta una lunghezza di circa 650m. ed è munito di torri a pianta rotonda e quadrata (rispettivamente in numero di 12 e 6, delle originarie 15 e 10, di recente restaurate ed illuminate).
L' intero circuito presenta ancora oggi due porte di accesso all'antico borgo, denominate Porta Roma e Porta Napoli, in riferimento alla loro posizione geografica.
Nel corso della sua lunga storia, Pastena subì influenze diverse per la sua singolare posizione politica, fra le possessioni pontificie di Marittima e Campagna ed il Regno di Napoli di cui fece parte.
In particolare, Pastena ha subito per molto tempo l'influsso della Campania, poichè era il primo paese degli Stati romani e l'ultimo del Regno di Napoli. Nel secolo X, il suo territorio fu compreso tra i possedimenti che formarono il Ducato di Fondi. Seguirono i Caetani (nel secolo XIII), i Colonna nel secolo XV e, dal 1591, il paese divenne feudo dei baroni Patriarca, uno dei quali giace, come si evince dalla lapide sepolcrale, nella Collegiata di S. Maria Maggiore. Agli inizi del XVIII secolo, Pastena divenne possedimento dei marchesi Casali del Drago, ricordati quali ultimi signori del paese. La città continuò a far parte del Regno di Napoli sino al 1861, anno in cui, con la proclamazione del Regno d' Italia, anche Pastena entrò a far parte ufficialmente dello Stato Italiano. In quello stesso periodo, il territorio di Pastena subì il proliferarsi del brigantaggio. Tale fenomeno, le cui origini sono da ricercare nel secolo precedente, si conservò inalterato sino alla prima metà del secolo XIX.
L' anno 1865 è ricordato per le nefandezze di cui si macchiò Luigi Andreozzi, un brigante originario di Pastena, morto non ancora trentenne. Il secolo XX fu caratterizzato principalmente dai due conflitti mondiali, il secondo dei quali provocò le maggiori perdite a Pastena, come del resto in tutti i paesi che gravitavano intorno al fronte di Cassino.
Il passato è anche costume, folklore, tradizioni popolari, cultura e, quindi, testimonianza del modo di vivere degli uomini, dei loro prodotti, simbolici, materiali, ideali.
E' questo passato che il Museo della Civiltà Contadina e dell'Ulivo vuole narrare e ricordare a quanti lo visiteranno. Il museo, ubicato nei seminterrati della casa comunale, è stato inaugurato ed aperto al pubblico nel 1994. Vero e proprio gioiello della tradizione popolare, è costituito da una lunga serie di sale, ben 13, ognuna delle quali rappresenta uno spaccato della vita contadina che nel corso dei secoli ha caratterizzato la zona: la "Sala Frantoio", la "Sala dei Mestieri", la "Sala da Letto", la "Sala Lavorazione del Grano", ecc.
Le stupende Grotte di Pastena vanno sicuramente annoverate tra le risorse naturali più significative della Provincia di Frosinone. Scoperte nel 1926 dal Circolo Speleologico Romano, sono collocate all'interno della Catena dei Monti Ausoni.
Per valorizzare il Paese e le sue fantastiche grotte, è stata realizzata una programmazione turistica efficace, con una serie di interventi, iniziative ed eventi, che hanno reso Pastena un importante centro di richiamo turistico.
RISORSE ED ENOGASTRONOMIA
Artigianato
I prodotti tipici: funghi porcini, tartufi, salsicce, latticini,ciliegie, lumache, prosciutto, capocollo, pancetta, "suppressate" (salumi aromatizzati sott'olio, ottenuti dalle carni di maiale più pregiate), il vino, l'olio, gli ortaggi, il dolce tipico simbolo di tutte le celebrazioni del "Maggio", il "ciambellone" della S.S. Croce, "Laina e fagioli" (fettuccine di acqua e farina), le "ciammotte".
OSPITALITA'
Dove dormire
Bed&Breakfast, Agriturismo (da segnalare "la Tartaruga").
Feste per il turista
Sagra del fungo porcino e tartufo, Festa di S.Sinforo, Festa di S.S. Croce, Taglio del Maggio, Sagra delle ciliegie, la "Ciocia d'oro", la Processione del 3 maggio, la festa in onore di S. Antonio.
Da visitare
Grotte di Pastena, Museo della civiltà contadina, Torre della Cinta Muraria, due antiche porte di accesso, "Porta Roma" e "Porta Napoli".
PONTINIA
Informazioni:
Distanza dal capoluogo (Latina) Km 17,3
Abitanti 12.818
Altitudine (mt. slm) Casa Comunale 4
Superficie territorio 112,24 Kmq
Prefisso telefonico 0773
C.A.P. 04014
Telefoni utili:
Uffici Comunali Piazza Indipendenza, 1
0773-8411
www.comuneweb.it/PontiniaHome
STORIA E TERRITORIO
E' la terza città, in ordine di fondazione, nata in seguito alla bonifica della Pianura Pontina eseguita dall'Opera Nazionale Combattenti in seguito alla legge sulla Bonifica integrale emessa da Mussolini.
La prima pietra della città fu posta nel 1934, mentre la sua inaugurazione avvenne un anno dopo, il 18 dicembre del 1935. Il piano regolatore della città è dell'architetto Pappalardo affiancato dall'architetto Oriolo Frezzotti che idearono un centro preminentemente agricolo caratterizzato nel suo nucleo abitato da architetture tipicamente razionaliste dai caratteri austeri. La città nacque in prossimità di Borgo Pasubio, insediamento del periodo della bonifica che risale al 1933 e che ormai è parte integrante della città. Ma esistono anche resti di insediamenti pre-bonifica distanti dal centro abitato.
Sulla Via Appia, si possono ammirare il Mausoleo di Clesippo datato I secolo a.C. ed il Palazzo della Posta di Mesa nato dopo la bonifica settecentesca. Nei pressi della stazione di Mesa, esistono resti di impianti tipici della bonifica come l'idrovoro della Forcellata dei primi anni del 1900.
RISORSE ED ENOGASTRONOMIA
Orticoltura, Zootecnia (bufala e bovini), Attività industriali applicate all'agricoltura, raccolta del latte, una fitta rete di canali per l'irrigazione.
I prodotti tipici sono la mozzarella e la carne di bufala, gli ortaggi.
OSPITALITA'
Dove Dormire
Agriturismi
Feste per il turista
Festa di S.Anna
ROCCASECCA DEI VOLSCI
Informazioni:
Distanza dal capoluogo (Latina) Km 39
Abitanti 7.387
Altitudine (mt. slm) Casa Comunale 245
Superficie territorio (Ha.) 4.295
Prefisso telefonico 0776
C.A.P. 03038
Collegamenti:
Scalo ferroviario Roccasecca
Casello autostradale Pontecorvo
Km. 10
Telefoni utili:
Uffici comunali Via Roma
0776.567031
www.comune.roccasecca.fr.it
STORIA E TERRITORIO
La sua fondazione si deve presumibilmente ai profughi privernati, scampati alla distruzione della loro città. Al principio le fu dato il nome di "Castrum Sanctae Crucis" e, solo successivamente, nell'anno 1125, fu ribattezzata Rocca Siccam. Una rocca dominata da una croce è riportata sullo stemma municipale. La leggenda narra che in questo luogo i Volsci eseguivano solitamente le loro esecuzioni capitali.
Situata su di una sporgenza del Monte Curio, Roccesecca dei Volsci è circondata dai fitti boschi e dai verdi pascoli del Monte Alto (821 m) ad est, della valle del fiume Amaseno a nord, delle Serre (711 m) a ovest e del Monte Curio (616 m) a sud. Nella Piazza Umberto I, centro del paese, sorgono la chiesa di S. Maria Assunta ed il Castello Baronale, e da questa si diramano le "viuzze" che conducono al centro storico, l'antico borgo medievale caratterizzato da un sistema di case disposte ad anello intorno al Palazzo baronale o dei Massimo e alla chiesa di S. Maria Assunta.
RISORSE ED ENOGASTRONOMIA
Allevamento caprino e degli agnelli. Ricca flora: leccio, castagno, carpino, olmo, ulivi.
I prodotti tipici sono l'olio, le olive, i formaggi, la minestra con i fagioli e le cotiche, i "cecapreti" (pasta lunga), gli "stracci" (pasta sfoglia con ragù e formaggio pecorino), le "canescione" (pasta di pane farcita di ricotta, mostaccioli (pasta lunga).
OSPITALITA'
Feste per il turista
Festa di S.Antonio Abate (17 gennaio), Festa di S.Giuseppe (18-19 marzo), Festa di S.Croce Corpus Domini (prima domenica di maggio), Festa di S.Massimo (il patrono, la seconda domenica di agosto), Sagra della capra (ultima domenica di agosto), Fiera delle Caciottelle (secondo week-end di settembre), Saluto all'anno vecchio (31 dicembre).
Da visitare
Chiesa di S.Sebastiano, S. Croce, Tempietto di S.Maria della Pace, Tempio di S.Raffaele, Palazzo Baronale, Palazzo Massimo e Cappella del Principe, Palazzo del Capitolo.
SABAUDIA
Informazioni:
Distanza dal capoluogo (Latina) Km 30,3
Abitanti 16.265
Altitudine (mt. slm) Casa Comunale 17
Superficie territorio 144,32 Kmq
Prefisso telefonico 0773
C.A.P. 04016
Telefoni utili:
Uffici Comunali Piazza del Comune
0773-514200
www.comune.sabaudia.latina.it
STORIA E TERRITORIO
Sabaudia nasce nel 1934 e la sua architettura razionalista né fa oggi un esempio universalmente riconosciuto ed ammirato da migliaia di turisti e studiosi.
Ubicata nel cuore dell'Agro pontino, la città si affaccia sul mar Tirreno e sulle sponde del Lago di Paola. Il mare di Sabaudia è tra i più belli d'Italia, con 15 Km di fine sabbia, spiagge orlate dalla duna costiera di origine quaternaria di 200 metri circa e una ricca copertura di ginepri fenici, ononis, lentishi, filliree. L'alto grado di pulizia delle acque marine, i fondali trasparenti, donano, a chi guarda dall'alto, una suggestiva gradazione cromatica ed un senso di rilassatezza e di pace. L'accesso alla spiaggia è agevolato dalle passerelle, disposte lungo tutto il litorale. Sul lago di Paola si svolgono attività veliche, sci d'acqua e gite turistiche in barca. Altri laghi minori sono quello dei Monaci e quello di Caprolace, riconosciuti come zone umide di interesse internazionale. Il lago ha una conformazione allungata e frastagliata ed è collegato al mare da un canale emissario romano, posto ai piedi del promontorio del Circeo. E' centro remiero di livello internazionale, ospitante manifestazioni di canottaggio durante tutto l'anno e luogo in cui si allenano atleti provenienti da paesi i cui laghi, durante l'inverno, sono ghiacciati. Il parco ha al suo interno un'immensa foresta, che prende il nome dalla mitica figura della Maga Circe e da un'antica città, le cui rovine sono ancora visibili a Nord del Promontorio del Circeo. Si estende per un'area di circa 8.000 ettari e all'interno si possono ammirare diverse varietà di flora: la macchia mediterranea, lecci, ginepri, lentischi, corbezzoli e palme nane. Molto ricca anche la fauna alata: sparvieri, merli, falco pellegrino, gabbiani e cormorani.
Il "re" della foresta è il cinghiale, effigiato nell'emblema del Parco, ma sono numerosi anche i tassi e le volpi. All'interno del Parco troviamo aree a riserva integrale, con varietà arboree proprie dell'età di origine della Foresta planiziaria: Le Rovine di Circe, Piscina della Gattuccia, Lestra della Coscia. Oltre al Lago di Paola, il Parco al suo interno racchiude altri tre piccoli laghi costieri: il Lago dei Monaci, Caprolace e Fogliano. Presso la direzione del Parco è possibile visitare il Museo ed accedere alle piste ciclabili e ai percorsi didattici. E' possibile trovare altri accessi liberi lungo il perimetro del parco stesso, tutti dotati di aree attrezzate per pic-nic. Nella zona di Cerasella è possibile vedere da vicino gli animali presenti all'interno del Parco.
Con quindici chilometri di spiaggia incontaminata, i laghi costieri, la natura verde e rigogliosa del Parco Nazionale del Circeo, le testimonianze del passato, la felicissima posizione (a metà strada fra Roma e Napoli) ed un'architettura urbana che né fa uno splendido esempio di "città giardino", Sabaudia è l'ideale per una vacanza in qualsiasi stagione. Gli sfavillanti colori della duna litoranea in primavera; la luce del sole d'estate; il mite inverno e il caldo autunno rendono Sabaudia un luogo ideale per soggiornare durante tutto l'arco dell'anno, osservando da vicino il luogo mitico che vide Ulisse rinunciare al suo viaggio per amore di Circe. E come Circe, Sabaudia vi ammalierà, vi avvolgerà nel suo fascino di città moderna ed allo stesso tempo antica, perché antico è il fascino della natura e del mito. Sebbene sia una città giovanissima, Sabaudia offre diversi spunti per una visita ad edifici e siti "storici": innanzitutto il centro cittadino in stile "razionalista", poi la Chiesa dell'Annunziata con la Cappella Reale, il Palazzo delle Poste, il Museo del Mare e della Costa, il Palazzo Comunale, la Villa di Domiziano, la Piscina di Lucullo, Torre Paola, la Fonte di Lucullo e tanti altri piccoli siti alcuni risalenti addirittura alla preistoria, come la Grotta Guattari dove fu ritrovato, nel 1936, un cranio fossile risalente al periodo dell'Uomo di Neanderthal.
Il mare pulito, l'aria frizzante ed ossigenata della Foresta del Circeo, gli odori pungenti e penetranti dei pini, dei ginepri, della ginestra; il clima marino e lacuale; i colori intensi del cielo e della campagna; la riservatezza e la cordialità della gente pontina; ma soprattutto la tranquillità quotidiana del vivere, fanno di Sabaudia la meta privilegiata anche di numerose personalità dello spettacolo, della cultura e della politica. Qui amavano soggiornare Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini e oggi non è raro incontrare i volti più noti della moda, della televisione e del cinema.
Un grande "set", insomma, per una vacanza da protagonisti, dove il copione cambia continuamente e il finale lo scrivete voi!
Da Sabaudia, inoltre, potrete fare delle escursioni verso Roma, Napoli, gli scavi di Pompei, la Reggia di Caserta, l'isola di Capri o le più vicine Abbazie di Fossanova, Valvisciolo e Casamari. Per non dimenticare, poi, tutti i Borghi che circondano la citta, delle perle dell'architettura razionalista del periodo fascista, nati inizialmente intorno ad una piccola chiesa, eretta come luogo di preghiera per i coloni autori della bonifica.
RISORSE ED ENOGASTRONOMIA
Orticoltura, Zootecnia (bufala e bovini), Viticoltura, raccolta del latte, Florivaismo, Apicoltura.
I prodotti tipici sono la mozzarella e la carne di bufala, gli ortaggi e i fiori.
OSPITALITA'
Dove Dormire
Alberghi, Agriturismi, Bed&Breakfast.
Feste per il turista
Festa di inizio estate, Festa dell'arrivederci, Festa gastronomica dell'agro (B.go Vodice)
Da visitare
Grotte di Nerone, Fonti di Lucullo, Villa di Domiziano, Canale Romano, Torre Paola, Tempio di Circe, Chiesa Santa Maria della Sorresca, tutto il Parco Nazionale del Circeo (Piscina della Verdesca, Cerasella, dove è possibile vedere gli animali principali del parco, i sentieri didattici "Le Lestre", ricostruzioni di abitazioni del periodo preistorico, e "La Carbonaia", antico sito di lavorazione del carbone, le Sughere Secolari, il Museo Naturalistico, il Centro di Documentazione "Claudia Ortese").
Attività sportive e per il tempo libero
Bird watching, canoa e canottaggio, pesca sportiva, immersioni, piste ciclabili.
SONNINO
Informazioni:
Distanza dal capoluogo (Latina) Km 24,7
Abitanti 6.278
Altitudine (mt. slm) Casa Comunale 430
Superficie territorio 63,80 Kmq
Prefisso telefonico 0773
C.A.P. 04010
Telefoni utili:
Uffici Comunali Piazza Garibaldi
0773-90781
www.comune.sonnino.latina.it
STORIA E TERRITORIO
L'origine del nome Sonnino deriva dall'antica parola SOMMUM che significa SOMMITA' ed indica com il paese fu originariamente costruito sulla sommità del monte.
Il primo documento che ci attesta l'esistenza di Sonnino, è una bolla papale dell'anno 999.
Alcuni storici fanno risalire le origini del paese verso la fine del secolo VIII ad opera dei cittadini di Priverno, fuggiti dal loro paese in seguito alle invasioni dei Saraceni, che devastarono gran parte del Lazio meridionale (le antiche province di Marittima e Campagna).
Altri studiosi fanno risalire le origini di Sonnino al periodo pre-romano, quando tutta la zona fu invasa dai VOLSCI. La via "VOLOSCA" (VOLSCA) con vecchi ruderi, i resti di una antica casa romana alla contrada Sassa e il recente ritrovamento di una "epigrafe romana", sembra che testimonino la presenza dei Volsci nella zona. Un dato storicamente certo, è che Sonnino ha avuto origine nell'Alto Medioevo. All'inizio, quindi, non si trattava affatto di un paese, ma solamente di un luogo appartato e inaccessibile, dove riparavano, uomini e bestiame per meglio difendersi in caso di assalti. Il "rifugio"(così può essere definito) fu la salvezza, per tante persone, dalle scorrerie e dal clima poco salubre della palude.
L'imponente castello con la grande torre cilindrica adagiato sul Colle Sant'Angelo (costruito verso il secolo IX dalla famiglia De Sompenino, i primi signori di Sonnino) costituisce la testimonianza medioevale più rilevante. Il castello fu abitato successivamente dai Caetani d'Aragona (1496) e poi passò ai Colonna. I Borgia e i Corafo furono altri signori che vi abitarono per brevi periodi.
Gli ultimi proprietari sono stati gli Antonelli e i Talani, che ora lo hanno chiuso.
RISORSE ED ENOGASTRONOMIA
Uliveti
I prodotti tipici sono: fichi secchi, cecapreti, canesciune, caciotta.
OSPITALITA'
Feste per il turista
Festa dell'olio e dell olive, Sagra della polenta con ciammaruche, Presepe vivente a Natale, "Le Torce" (processione cristiana/pagana sui monti, per il controllo dei confini del territorio), Sagra della capra.
Da visitare
Chiesa di S.Angelo, Chiesa di S.Giovanni, Chiesa di S.Pietro, Chiesa di S.Marco, Chiesa di S.Francesco, Madonna della Pietà, S.Maria delle canne, Madonna di Loreto, Castello medievale con Torrione.
VALLECORSA
Informazioni:
Distanza dal capoluogo (Frosinone) Km 28
Abitanti 3.494
Altitudine (mt. slm) 350
Superficie territorio (Ha.) 3.971
Prefisso telefonico 0775
C.A.P. 03020
Collegamenti:
Scalo ferroviario Castro dei Volsci Km. 12
Casello autostradale Ceprano Km. 22
Telefoni utili:
Uffici comunali
Piazza Vittime Caduti Guerra
0775.67017
www.comune.vallecorsa.fr.it
STORIA E TERRITORIO
Secondo una delle ipotesi più accreditate, la posizione geografica di Vallecorsa è anche l'origine del suo nome: il paese si trova, infatti, sopra un costone lungo una valle di passaggio che mette in comunicazione la valle Latina (la Ciociaria) con la piana di Fondi. Questa posizione ha caratterizzato l'abitato vallecorsano facendone una cerniera fra due realtà economiche e politiche.
Con le invasioni germaniche, Vallecorsa divenne l'avamposto di confine dello stato del sud, o meglio delle realtà politiche formatesi nell'area di Fondi; queste signorie, infatti, avevano la necessità di controllare le montagne alle loro spalle e il passo di Vallecorsa.
Per questo motivo, fino al Cinquecento, il centro dipese dai domini fondani e, fino all'inizio del Novecento, anche dai medesimi vescovi.
La storia di Vallecorsa inizia, come tantissimi altri paesi della zona, all'epoca del suo incastellamento, sopra un rialzo lungo la strada montana a dominio della valle e della via. Sorto dunque nel Medioevo come feudo militare, Vallecorsa fu coinvolto in alcuni avvenimenti del tempo: nel 1216 Ruggero dell'Aquila, conte di Fondi, dopo aver aggredito Giovanni de Ceccano nel suo castello, venne raggiunto, affrontato e sconfitto da quest'ultimo, proprio al passo di Vallecorsa. Nel 1343 i milites vallecorsani furono mobilitati e parteciparono alla guerra contro Terracina; alla fine del Trecento tutto il paese fu coinvolto nelle guerre prodotte dallo scisma d'Occidente, consumatosi a Fondi, capitale della contea.
Intanto, aalla famiglia dell'Aquila il feudo passò ai Caetani, nipoti di Bonifacio VIII, rimanendo nelle mani dei familiari del pontefice fino al Quattrocento, quando divenne possesso dei Colonna ai quali rimase fino alla devoluzione dei feudi. Nel corso del Cinquecento Vallecorsa, venuto a far parte definitivamente dello stato pontificio, fu coinvolto dai Colonna nelle loro avventure dinastiche e di contrapposizione al papato: per questo il paese fu più volte coinvolto in guerre locali e, sembra, spesso attaccato e danneggiato. Anche se dopo la guerra detta "di Campagna", lo Stato Pontificio non sostenne più combattimenti in Ciociaria, Vallecorsa conservò il carattere di feudo militare con i bellicosi Colonna.
Con l'età moderna si registrò un incremento della popolazione, che trovò un'importante risorsa nella coltivazione dell'olivo e soprattutto nella sua commercializzazione: dal Settecento fa la sua comparsa, infatti, "l'ogliararo" vallecorsano, una figura caratteristica dell'economia del Lazio meridionale.
Le vicende della rivoluzione francese e quelle napoleoniche, influirono sulla vita di Vallecorsa in quanto agevolarono l'ascesa delle nuove forze borghesi ma provocarono anche la violenta rivolta delle popolazioni: da questa ribellione ebbe origine il brigantaggio. Vallecorsa è stato uno dei centri più coinvolti sia per il numero che per il ruolo dei pastori e contadini diventati briganti.
L'unificazione nazionale non ha avuto eco nel paese, dove però, nel durante la sfortunata spedizione garibaldina nel 1847 culminata con la sconfitta di Mentana, vi fu un episodio minore con la morte e la cattura di diversi patrioti da parte delle forze papaline.
Dopo l'unità, molti abitanti di Vallecorsa sono stati costretti a prendere la via dell'emigrazione.
Ancora si individua il circuito murario medioevale, oggi inglobato nelle abitazioni, ma ben segnato dalla presenza di torri e da alcune porte di cui, quella detta Missoria, è ancora la più rilevante. Interessanti sono le Chiese di San Martino e Sant'Angelo, edificate in quartieri storicamente divisi da una forte rivalità. Entrambe conservano alcuni dipinti notevoli: nella Chiesa di Sant'Angelo si conservano un polittico attribuito a Jacopo Zucchi e altri quadri a soggetto religioso, recentemente riscoperti dopo un attento restauro; nella Chiesa di San Martino un'opera da segnalare è la statua lignea di una Madonna.
Nella più recente piccola Chiesa di Sant'Antonio si conserva invece un Crocifisso, sempre ligneo, del XVI secolo.
Il paesaggio è brullo a causa del terreno di natura carsica: tutto il panorama si gioca su questa lunga e sottile valle che è circondata da montagne letteralmente sagomate dai lunghi filari di muretti in pietra, costruiti con fatica nel corso dei secoli, per contenere la terra e consentire la coltivazione dell'olivo.
Sebbene l'economia locale sia fortemente decaduta, Vallecorsa mantiene ancora la funzione di centro di transito; l'attività agricola è per lo più fondata sulla tradizionale coltivazione dell'olivo. Si segnala anche qualche piccola industria che dà lavoro a pochi operai. Molti vallecorsani si sono diretti verso la pianura Pontina, rilevando medie e piccole aziende agricole. Altri sono inseriti nelle attività produttive dell'area industriale frusinate e negli impieghi.
L'arte del ricamo e del merletto, trasmessa di generazione in generazione, con meticolosa cura e soltanto ai propri familiari, ha a Vallecorsa una origine antichissima. Solamente nel 1834, per l'opera della Beata Maria de Mattias, nativa di Vallecorsa, fondatrice dell'Ordine delle Suore Adoratrici del Sangue di Cristo, si ha la creazione di una vera e propria "scuola", che portò all'insegnamento dei ricami e dei merletti non più confinato nell'ambito delle singole famiglie, ma rivolto a tutte le giovani volenterose alle quali, contemporanemante, si insegnava anche a leggere e a scrivere. Seta e lana erano gli ingredienti più duttili nelle mani laboriose delle apprendiste e delle maestre, che le impiegavano come ornamento sui tessuti pregiati. I motivi geometrici, tratti dal vivo, raffiguranti animali o oggettistica varia, emergevano a rilievo dai paramenti sacri, dalla biancheria di corredo, sia intima che di casa. Tovaglie e lenzuola, camicette e casacche, mostravano, in sigla, i segni di appartenenza al casato. L'arte era racchiusa nell'abilità delle mani delle ricamatrici, desiderose di apprendere la nobile arte del ricamo e piene di entusiasmo per iniziare quel cammino che, attraverso i vari punti a croce, a catenella, a erba, a nido d'ape, portava ad acquisire l'abilità professionale che ciascuna "giovinetta" di buona famiglia e timorata di Dio doveva possedere come requisito indispensabile per entrare ufficialmente in società. Le più abili allieve passavano a trattare materiale più delicato ed a usare aghi, fuselli e uncinetti per i merletti, seguendo le trame ed i disegni appena abbozzati con le dita esperte nel tirare ed infilare gli aghetti nei fori invisibili, secondo l'ordito e l'intreccio delicatissimo già predisposto. Questa "scuola" del merletto e del ricamo è continuata nel corso degli anni e continua ancora oggi, sempre ad opera delle suore. La presenza di questa "scuola", che è difficile trovare in altre realtà, spiega la perfezione, la delicatezza, la leggiadria dei lavori che possiamo ammirare a Vallecorsa: i lavori ancora oggi sono eseguiti a mano o con l'ausilio di un piccolo telaio in legno che consente un lavoro ugualmente accurato.
RISORSE ED ENOGASTRONOMIA
Arte del merletto e del ricamo
I prodotti tipici sono: polenta e spuntature, zuppetta di scarola e fagioli, agnello garofolato, trippetta, stracciatella con brodo di gallina, pan giallo.
OSPITALITA'
Feste per il turista
Festival Nazionale "Vallecorsa di scena", Serata gastronomica itinerante, Festa della Sanità, Festa Patronale di S.Michele.
Da visitare
Scultura dell'Arcangelo Michele, Castello di P.zza Sant'Angelo, Chiesa di San Martino, Chiesa di S. Maria delle Grazie, Chiesa di S.Antonio Abate, Complesso di Porta Missoria, Pozzi della Prata in pietra scalpellata.
VILLA SANTO STEFANO
Informazioni:
Distanza dal capoluogo (Frosinone) Km 22
Abitanti 1.736
Altitudine (mt. slm) 205
Superficie territorio (Ha.) 2.027
Prefisso telefonico 0775
C.A.P. 03020
Collegamenti:
Scalo ferroviario Ceccano Km. 16
Casello autostradale Frosinone Km. 24
Telefoni utili:
Uffici comunali
Uffici comunali Piazza Cardinale
0775.632610
www.comune.villasantostefano.fr.it
STORIA E TERRITORIO
Una leggenda racconta che Metabo, re dei volsci, fosse solito trascorrere il periodo estivo a Villa Santo Stefano. E' invece documentata l'esistenza di resti preistorici e di una villa rustica romana, attorno alla quale doveva esistere un piccolo villaggio che, per l'incastellamento, fu spostato più in alto. Il nuovo centro sorse sopra un piccolo sperone del monte Siserno, attorno a un castello dei signori di Ceccano e della chiesa dedicata a Santo Stefano, da cui poi l'abitato trasse il nome. La prima menzione del borgo risale a un documento storico del 1125, quando Villa Santo Stefano (o "Sancto Stephano de Valle", come era chiamato nel Medioevo) fu attaccata e distrutta dall'esercito papale. L'aggressione rientrava nell'ambito della politica pontificia che mirava a riconquistare la "Campagna" e a sottomettere i potenti signori ceccanesi che, assieme ad altri castelli, dominavano anche il piccolo insediamento.
Poiché i feudatari di Villa erano partigiani degli Hohenstaufen, il paese venne coinvolto nelle lotte fra imperatori e papi: continuamente attaccato, in qualche occasione fu anche distrutto, come nell'anno 1165, quando Villa fu bruciata dalle truppe imperiali. Il borgo sorse a dominio della valle dell'Amaseno e a ridosso di una strada interna che collegava la Campagna con la Marittima. Tale strada intersecava la via con il regno napoletano e quindi, per la sua posizione strategica, fu spesso attraversata dagli eserciti in guerra.
Fino a tutto il Trecento, Villa fu soggetta ai De Ceccano, per passare poi ai Colonna nel corso del Quattrocento, con i quali rimase infeudata fino al 1816, seguendo le sorti dei feudi colonnesi.
A partire dall'Ottocento, la montagna di Santo Stefano lentamente si popolò di emigranti vallecorsani, che dettero vita a un nuovo insediamento: la frazione dei Macchioni abitata in prevalenza da pastori. Attualmente questa frazione è in netta espansione rispetto al centro urbano.
Con gli altri paesi del Frusinate, Villa Santo Stefano ha vissuto il fenomeno del brigantaggio del periodo napoleonico e della restaurazione, nonché quello postunitario, così come non è stata risparmiata dall'esodo rurale e dal passaggio distruttore degli eserciti durante la seconda guerra mondiale.
I beni artistici e più rilevanti sono le chiese, in quanto il castello è stato profondamente rimaneggiato e usato come abitazione privata; le poche costruzioni settecentesche sono state del tutto alterate. Nella campagna e nell'omonima località, sorge la chiesa abbandonata e semidiruta di San Giovanni in Silva Matrice: attualmente si riconoscono appena le linee architettoniche della struttura medioevale, che ha una cappella gotica, mentre la rimanente parte dell'edificio è romanica, come denuncia il portale. Anche gli affreschi del Trecento sono quasi del tutto svaniti.
La chiesa principale di Santa Maria è stata ricostruita nel Settecento, nello stile tardo barocco in uso nella zona; l'interno, a navata unica con cappelle laterali, è molto semplice: qualche opera d'arte di epoca moderna adorna le pareti del tempio. Chiese minori, tutte di epoca moderna, sono quella di San Sebastiano e il Santuario della Madonna dello Spirito Santo. Villa Santo Stefano si presenta oggi arroccata in alto, rispetto alla posizione originaria. Fu infatti necessario ricostruire il paese a causa di movimenti franosi a cui era soggetta la zona. Il borgo è inserito nel verde della natura e, dall'alto dei colli, si gode una piacevole vista della valle dell'Amaseno.
Il paese ha visto tramontare quasi del tutto l'economia agro-pastorale tradizionale, che viene oggi praticata solamente da un ristretto numero di persone. Molti lavorano nelle fabbriche del Frusinate. Le attività sociali di Villa sono quelle tipiche dei piccoli centri rurali: ancora si conservano antichi riti come la "panarda", distribuzione rituale di ceci per la festa di San Rocco.
RISORSE ED ENOGASTRONOMIA
I prodotti tipici: polenta con aringa e cicoria, gnocchi al sugo di capra, zuppa di granchi di acqua dolce, spinosa alla cacciatora, ciammotte, erbe pazze, marmellata di peperoncino, zuppa "panarda".
OSPITALITA'
Da visitare
Chiesa barocca di S.Maria, Chiesa barocca di S.Pietro, Chiesa di S.Sebastiano, Cappella di S.Marco, Torre di Metabo, presenze preistoriche sul Colle Formale, Villa rustica di epoca romana sul Colle Formale, Santuario Madonna di S.Spirito, Portella di Borgonuovo, Palazzo del marchese.
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