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OLIO DI OLIVA

Accanto a pasta e pomodoro, è l’olio extra vergine d’oliva il terzo pilastro della cucina mediterranea. Nel nostro Paese, infatti, è consumato quotidianamente dall’82% della popolazione. Accanto all’olio extravergine, gli altri condimenti frequentemente utilizzati dal campione intervistato sono l’olio di oliva e l’aceto (con una percentuale consumatori pari rispettivamente al 48% e 25%). Più in particolare, l’olio è maggiormente utilizzato nelle regioni centro-meridionali (il consumo giornaliero di olio extra vergine sale all’87% al Centro, mentre quello di olio di oliva raggiunge il 59% al Sud).
In base ad un’indagine realizzata dalla rivista Food e condotta su 1.000 interviste effettuate   nel gennaio 2006, il 20% ha dichiarato che la Toscana è la regione che produce il miglior olio extra vergine, mentre il 17% preferisce la Puglia e il 13% la Liguria. Dall’indagine emerge che l’olio extra vergine prodotto esclusivamente con olive italiane sembra rassicurare maggiormente i consumatori sulla qualità. L’indicazione posta sull’etichetta dell’utilizzo del 100% di olive italiane per l’extra vergine genera per il 28% degli intervistati, una maggiore certezza della qualità del prodotto, mentre per il 20% è un elemento che convince all’acquisto e per l’11% invita a preferire i Dop regionali.

     OLIO di Oliva: le dimensioni e i trend del mercato

 

Vendite a volume

Peso %

Variazione
%

Vendute a valore

Peso %

Variazione
%

Extravergine

117.187.029

80,0

+ 1,8

581.092,192

81,6

+19,9

Oliva

27.334.883

18,7

- 6,5

125.212,226

17,6

+ 15,6

Sansa

1.948.159

1,3

+ 15

5.958,675

0,8

+ 44,7

TOTALE

146.470.070

100,0

+0,3

712.263,088

100,0

+19,3

     Totale Italia iper+super– gennaio 2007- in litri e migliaia di euro- Fonte:Iri

 

La superficie destinata agli oliveti, per la sola produzione di olive da olio, è di circa 73000 ettari, pari al 6,4% della SAU laziale complessiva, pur con qualche oscillazione da una provincia all’altra per cui si ha un’incidenza minima del 4,3% nella provincia di Viterbo ed una massima del 7,9% nella provincia di Frosinone.

L’importanza del comparto è anche dovuta all’elevato numero di frantoi che operano nella regione, che erano 396 nella campagna di produzione 1998-99 (ISMEA, 2000). La produzione media è stata di 75,4 tonnellate per frantoio, per un totale di 29843 tonnellate prodotte in regione nella stessa annata (ibid.). La molitura delle olive avviene in frantoi non aziendali, salvo pochissime eccezioni, che si ritrovano tra le poche aziende con uliveti di dimensioni più ampie.
Per quanto riguarda il mercato, la maggior parte dell’olio d’oliva prodotto nelle campagne laziali è destinata ad autoconsumo o, comunque, è consumato nel ristretto giro della famiglia allargata, che può, semmai, estendersi fino alla cerchia di amici e conoscenti e, dunque, non giunge affatto al mercato o lo lambisce appena, secondo un percorso senza intermediazioni, o quasi, dal produttore al consumatore. La parte della produzione aziendale destinata alla vendita è in prevalenza commercializzata come prodotto sfuso da parte dell’azienda stessa, oppure è venduta dai frantoiani, anche se la produzione che resta ai frantoi è piuttosto residuale, soprattutto nelle annate in cui la produzione non è abbondante. Anche in questi casi, tuttavia, l’olio è perlopiù venduto sfuso. Attualmente, nel Lazio circa 125 frantoi - tra frantoi cooperativi e privati, annessi o meno ad aziende agricole - imbottigliano parte dell’olio prodotto anche se quasi mai si tratta di una porzione che supera il 10% della produzione.
Olio DOP “Colline Pontine” (Latina).
L’area di produzione di olio che ricadrebbe nella denominazione, secondo il disciplinare presentato dall’ASPOL (Associazione Produttori Olivicoli di Latina che raccoglie circa i tre quarti degli olivicoltori locali) al Ministero, è molto vasta, estendendosi ad includere quasi per intero il territorio provinciale, con la sola esclusione di piccole fasce costiere. Vi ricadono più di 17.000 olivicoltori per una superficie con olivi di circa 10.000 ettari ed una produzione che, nelle annate di carica, supera i 50.000 quintali di olio. Dunque, nell’ambito del panorama regionale, si tratta di un’area olivicola importante ed inserita nel contesto di un’agricoltura provinciale intensiva e relativamente organizzata e ben integrata nel mercato. Tra le province laziali quella di Latina ha la maggiore incidenza di aziende olivicole specializzate: poco meno di un quarto del totale ricade nell’OTE olivicoltura, valore molto superiore a quello che si trova nelle altre province.

Attualmente, circa 80% del prodotto è oggetto d’autoconsumo oppure è venduto direttamente dalle aziende ai consumatori locali. L’area è piuttosto popolata ed inoltre è alto il numero delle presenze estive legate alla villeggiatura nelle località costiere.
Circa il 5% della produzione è venduta a dettaglianti, mentre il rimanente 15%, è commercializzato su scala nazionale ed internazionale attraverso rappresentanti o distributori.

Per quanto riguarda le strutture aziendali, oltre al consueto esercito di piccolissimi uliveti e ad un corpo di qualche centinaio di aziende con uliveti di un ettaro o poco più, in provincia di Latina operano 24 aziende con uliveti di dimensioni più consistenti, per un totale di circa